TRASFERIMENTO DEL BLOG…

Pubblicato: 17 marzo 2017 in Uncategorized

TRASFER

il BLOG si è trasferito inegralmente  QUI.

Questo spazio verrà chiuso in modo definitivo il 31/07/2017 

Preti, maghi, fattucchieri e venditori di fumo:  chi ha ragione di Fabio Milani*, fabiomilani@gmail.com

La VI Sezione del Consiglio di Stato ha recentemente giudicato legittimo il provvedimento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni che vieta, dalle ore 7 alle ore 24, le televendite di maghi, cartomanti e astrologi. 

Alcune associazioni di consumatori hanno evidenziato che in un paese civile ci dovrebbero essere leggi che vietano le pubblicità dei “maghi” e che non ci si dovrebbe limitare ad interventi che hanno solo lo scopo di tamponare il problema senza risolverlo alla radice. 

In effetti, i provvedimenti in questione non farebbero altro che dirottare la clientela di tali personaggi verso altri canali quali ad esempio il Televideo. 

L’authority afferma che “le misure adottate per queste trasmissioni, riguardo alle quali si registra un diffuso allarme sociale, sono finalizzate a contrastare ogni forma di sfruttamento della superstizione e della credulità dei cittadini, a tutela, in particolare, delle persone più vulnerabili psicologicamente. 

Ora mi chiedo: esiste qualcuno in grado di spiegarmi la differenza che passa tra un “mago” che si dichiara in possesso di facoltà paranormali ed un prete che pretende addirittura di salvarmi dal peccato mortale in quanto tramite tra l’uomo e nientemeno che il creatore dell’Universo? 

Cosa distingue il reato di abuso della credulità popolare ascritto ai suddetti “sedicenti maghi” dall’abuso della stessa credulità operato da millenni dalla Chiesa? 

Esiste forse una prova che va a discapito dei primi, sottintendendo un analogo riscontro che possa affermare che invece gli altri stiano asserendo la verità? 

Non riesco a capire perché un personaggio vestito in un modo eccentrico possa sentirsi autorizzato, anche dallo Stato, a promettermi niente meno che una vita eterna dopo la morte (e a quanto pare lo Stato si fa garante di queste affermazioni avallando tali dichiarazioni nel momento in cui decide di non considerarle come dei tentativi di raggiro verso i cittadini) mentre un cartomante o un veggente che si permette di dichiarare che ne sarà domani della mia vita diventi immediatamente un fuorilegge. 

Ritengo che, se come sentiamo dichiarare continuamente, ci trovassimo davvero in uno Stato libero, ognuno dovrebbe essere lasciato alle proprie convinzioni nella propria libertà e soprattutto nella propria intimità. 

Vogliamo davvero proteggere seriamente le menti più deboli, le personalità più influenzabili, i soggetti meno inclini ad un’analisi critica che possa metterli in guardia dai raggiri e dalle truffe milionarie che si annidano dentro le superstizioni? 

In questo caso bisognerebbe iniziare ad analizzare quali effetti hanno avuto sulle “persone più vulnerabili psicologicamente” gli indottrinamenti del cattolicesimo, le strategie psicologiche che hanno portato ad auto infliggersi punizioni corporali, quelle che hanno indotto a lasciti multimilionari e quelle che hanno generato la cultura della sofferenza della rinuncia e del senso di colpa in milioni di persone, in nome di promesse impossibili da mantenere e alla luce di bugie così grossolanamente imbastite da risultare addirittura imbarazzanti. 

E dal momento che la Chiesa Cattolica si auto proclama la prima religione in Italia (con conseguenti sovvenzioni da parte dello Stato e di conseguenza anche da parte di coloro che Cattolici non sono) dovrebbe essere la prima, in quanto in grado di raggiungere il 98% della popolazione, ad essere messa seriamente in discussione. In caso contrario, si tratterebbe solamente di ridare vita alla vecchia inquisizione, si potrebbe così tranquillamente “bruciare” qualche strega o qualche “mago” sul rogo della giustizia in nome di una religione che dichiara di essere l’unica detentrice della verità e via dicendo, ma questo credo sia già stato fatto e, si sa, la Chiesa ha anche in qualche modo chiesto scusa, quindi non mi sembrerebbe il caso di riprovarci. 

Se le intenzioni di chi ci governa fossero seriamente orientate alla tutela di chi è gravemente succube delle suggestioni, allora si renderebbe facilmente conto (ma ne sono sicuro che già ne sia più che convinto) che esistono delle realtà che hanno bisogno di una soluzione immediata al pari dei casi denunciati dai media in merito a presunte circonvenzioni di incapace da parte di sedicenti operatori dell’occulto ed in molti casi anche più gravi. 

Non è assolutamente mia intenzione sponsorizzare alcun tipo di attività a scopo di lucro o meno che abbia attinenza col paranormale, l’esoterico o il para religioso. Proprio per questo motivo ritengo che non si possano fare distinzioni di sorta, perché è innegabilmente utile la necessità di stesura ed applicazione di una normativa adeguata per la salvaguardia dell’individuo del tipo di quelle auspicate dalle associazioni dei consumatori (che sono sempre così solerti nel trovare vizi e difetti nelle espressioni della comunicazione non conforme al pensiero della massa) che non mi capacito di come quest’ultime possano essere così miopi di fronte all’imbroglio più colossale della storia. 

L’analisi, la lucidità e la chiarezza si dovrebbero fare strada in questi episodi di vita “civile” che ancora risiedono all’ombra della cappa dell’oscurantismo cattolico. 
* Fonte: Axteismo, http:// nochiesa.blogspot.com (Tel. +39 3393188116, axteismo@yahoo.it). Questo testo è in regime di Copyleft: la pubblicazione e riproduzione è libera e incoraggiata purché l’articolo sia riportato in versione integrale, con lo stesso titolo, citando il nome dell’autore e riportando questa scritta. 

LA GENTE VUOLE MIRACOLI

Pubblicato: 10 gennaio 2017 in CASOMAI, NO GRAZIE

Anche agli inizi del terzo millennio, come secoli fa, la gente vuole miracoli. 

Si trova una statuetta della Madonna sporca di sangue e i pellegrini accorrono a migliaia. 

Si pubblicano dispense dedicate alla vita di Padre Pio, con videocassetta. 

I più diffusi settimanali italiani dedicano per quaranta settimane di fila servizi su chi si dice in contatto con l’aldilà. 

Ogni sei mesi si ha notizia di un nuovo veggente al quale la Madonna comunica messaggi. Qualcuno la fotografa pure. 

Il turismo religioso è un business che non conosce crisi. I pellegrini a Lourdes, Loreto o Pietrelcina sono in aumento. 

Nascono nuovi gruppi di preghiera e nuove sette, che colmano gli stadi. 

Che cosa pensare, che cosa credere? La Chiesa consiglia prudenza, indaga, esprime cautela, ma poi raramente si pronuncia in concreto. Altri alzano le spalle e pensano che non valga la pena occuparsi di questi argomenti, giudicati residui di superstizioni medievali. Non sono solo i miracoli ad attirare. Cresce una voglia di occulto, di irrazionale, di paranormale. 

I maghi, i cartomanti, i sensitivi si sono decuplicati in pochi anni e i loro fatturati complessivi sono di decine di miliardi l’anno. Anche le pseudoscienze prosperano. 

Terapie alternative mai dimostrate efficaci sono insegnate in aule universitarie e chiedono libertà di cura, forse anche libertà di credere in una fisica e una chimica diverse. Rabdomanti riciclati con nuovi termini operano anche per qualche istituzione pubblica inseguendo inesistenti radiazioni emanate dal terreno e sconosciute alla scienza. 

Eppure in Italia sono ancora i miracoli ad andare per la maggiore. 

Parlare di miracoli è difficile per vari motivi. 

Dobbiamo innanzitutto chiarire che non si vuole in alcun modo mettere in discussione la fede di chi crede: però si vorrebbe analizzare i fenomeni e il loro manifestarsi. 

Per esempio si può anche accettare che qualcuno creda che le anime dei defunti sopravvivano nell’aldilà; ma se si afferma che esse comunicano con noi facendo muovere un tavolino a tre gambe, si ha il diritto e il dovere di esaminare questo fenomeno: cioè se e come un tavolino si muova in modo misterioso. 

Dunque in questo terreno minato dei miracoli vi è costante la possibilità di essere fraintesi e di offendere la sensibilità di chi crede e, anzi, ciò avviene quasi sempre; anche se qualcuno pensa che siano invece certe affermazioni dei credenti più bigotti a offendere il buon senso e la ragione. 

Ma non bisogna avere timore: un credente deve, per definizione, credere nei miracoli del Vangelo. 

Su tutti gli altri si può discutere; anzi, la Chiesa stessa istituisce apposite commissioni di indagine per verificare se un fenomeno possa essere dichiarato miracoloso o no. 

Semmai, il rischio è proprio quello di trovarsi in compagnia troppo numerosa: agiografie, leggende, articoli giornalistici, inchieste, libri, commissioni ufficiali, cartelle cliniche, santoni e miracolati: il tutto spesso incerto, confuso, contraddittorio, poco autorevole, con fonti primarie di difficile reperibilità. 

Il paranormale religioso è un campo d’indagine particolarmente arduo; i fenomeni paranormali “classici” infatti, studiati dai parapsicologi, se esistessero veramente violerebbero le leggi note della natura ma dovrebbero comunque obbedire a regole e leggi loro proprie. 

Una volta compresi, dovrebbero essere studiabili e riproducibili nelle adatte condizioni. 

Per questo si dice talvolta paradossalmente che se il paranormale esistesse e fosse comprensibile, diventerebbe “normale”. Nel paranormale religioso il fenomeno dipenderebbe invece da una divinità, ovvero da un essere personale, dotato di volontà propria (non necessariamente comprensibile all’intelletto umano), che comanda e altera a piacere le leggi naturali da lui create. 

Per esempio decidendo di non operare “miracoli” in presenza di uno studioso animato da curiosità profana, ma solo in presenza di fedeli, o in modo apparentemente capriccioso. 

Vi sono altre difficoltà teoriche. La scienza si occupa di ciò che è ripetibile e riproducibile. Un unicum nella storia, un’anomalia, può essere oggetto di ricostruzione storica, non di scienza sperimentale. E, come per il paranormale, si ha inoltre una definizione “in negativo”: solo se ogni possibile spiegazione naturale è esclusa, si potrebbe ammettere il paranormale o il miracoloso. Ma come essere sicuri? 

Dunque è difficile evitare di porsi alcune domande, le stesse che già si ponevano Gesù sofferente sulla croce (Mt 27,46), S. Agostino e mille altri dopo di loro. 

Ovvero esaminare ciò che Dio fa, ma anche ciò che non fa. 

Non capiamo, infatti, perché Dio dovrebbe fare sciogliere il sangue di San Gennaro due volte l’anno e non far sciogliere il machete del guerrigliero che uccide cento bambini. 

Perché le statue delle madonne dovrebbero piangere, e non invece ridere, o parlare, o muoversi. Perché Dio non fa, se vuole darci un segno, un “miracolo permanente”. Una cattedrale o magari anche soltanto un piccolo crocifisso che a dispetto di tutte le leggi naturali se ne stia sospeso per aria, fisso per sempre a tre metri dal suolo; così che tutti i fisici del mondo (e gli illusionisti!) lo possano vedere. 

Perché Dio guarisce malattie come i tumori, ma perché – e non sembri grottesco – non si debba portare a Lourdes un corpo decapitato, e ecco, aspettare che Dio lo riporti in vita ridandogli una testa. Se Dio vuole, può. 

Le risposte tradizionali a questi interrogativi sono state che Dio non ci vuole “forzare” a credere in lui. 

Che Dio si nasconde. 

Che Dio ci parla per enigmi. 

Che noi non possiamo osare capire le sue ragioni. 

Che il male nel mondo deriva dalla natura, o dal libero arbitrio dell’uomo. 

E dunque i miracoli, quelli che invece avverrebbero, al di là dello stupore e del timore reverenziale iniziali, sono destinati a lasciarci sempre insoddisfatti. 

Non possiamo fare altro che esaminare quelli più famosi, quelli ufficiali, quelli riconosciuti, e sperare di esserne convinti. 

Purtroppo lo studio dei miracoli si è dimostrato anche più elusivo e difficile dello studio di avvenimenti paranormali di tipo laico. 

Questo dipende in parte anche dalla protezione delle autorità religiose, le quali possono ritenere che l’evento non richieda esami e debba essere accettato per fede, oppure che le indagini debbano essere svolte da membri della religione o del culto, che già credono nella natura divina del miracolo, e secondo le loro impostazioni. 

La cooperazione tra autorità laiche e religiose nell’indagine dei miracoli, come quella realizzata nella radiodatazione della Sindone di Torino, è l’eccezione anziché la norma. 

I miracoli di natura non medica, e ricorrenti, che potrebbero essere analizzati dalle scienze esatte, sono assai rari. 

Per esempio il miracolo (non ufficiale) di San Gennaro, il cui sangue si liquefa in modo – si dice – inspiegabile e prodigioso. 

Restano le apparizioni, materia più che mai sfuggente, perché la scienza ancora non sa capire se ciò che un veggente dice di vedere ha origine dal cielo o dall’interno del suo cervello. 

E infine, le guarigioni prodigiose, da sempre i miracoli preferiti dalle folle; per esempio quelle di Lourdes. 

Dal 1858, anno delle visioni di Bernadette, a oggi, sono stati migliaia i casi esaminati e 67 di essi quelli dichiarati ufficialmente miracolosi. 

Ma anche qui il dubbio s’insinua. Sono 37 i miracoli dei primi 50 anni, ma solo 5 quelli degli ultimi 50 (il più recente dichiarato nel 2005, ma avvenuto 53 anni prima). 

Ne avvengono sempre meno, nonostante il flusso di pellegrini sia enormemente aumentato, oppure la selezione che elimina i casi meno convincenti si è fatta più rigorosa? 

E soprattutto, è da sempre ben noto che guarigioni inspiegabili avvengono, pur se raramente, anche in contesti non sacri. 

Senza nemmeno andare a Lourdes, alcuni malati di tumori terminali, dati per spacciati, sono guariti perfettamente; si calcola in almeno un caso su 100 mila, forse addirittura uno su 10 mila. 

Una rassegna del 1989 [1] elenca 3000 guarigioni spontanee documentate di malattie ritenute incurabili, raccolte da 800 riviste mediche. 

Uno studio del 1966 [2] cita 170 casi di soli tumori. 

Un sito Internet [3] mette a disposizione migliaia di lavori su remissioni spontanee di moltissime malattie, tratti dalla letteratura medica [4]. 

Dunque, gli stessi medici evitano di parlare di guarigioni «miracolose»; chiamandole al massimo «inspiegabili». Anzi: «inspiegate» [5]. 

Ed è compito dell’autorità ecclesiastica decidere poi se tale inspiegabilità abbia le caratteristiche di un miracolo. 

In un volume [6] di recente pubblicazione in Italia si tenta nel frattempo di fare il punto per la prima volta su questo argomento. 

Ne risulta un panorama che, se fosse confermato, sarebbe di grande interesse scientifico, perché vorrebbe dire che il corpo umano ha capacità di guarigione inattese e insperate. 

Non sappiamo quale sia la ragione per cui alcuni sopravvivono (effetti psicosomatici, sistema immunitario, endorfine …), ma se mai scopriremo questa ragione, sarà la scienza a farlo. 

Note 

[1] Kent J., Coates, T.J., Pelletier K.R., O’Re- gan B., Unexpected recoveries: Spontaneous remission and immune functioning, Adv msi Adv Health, 1986. 

[2] Everson T.C., Cole W.H., Spontaneous regression of cancer. Preliminary report, Annals of surgery, n. 144, pp. 366-383, 1956; Everson T.C., Cole W.H. (1966), Spontaneous regression of cancer, Philadelphia: Saunders. [3] (www.noetic.org/research/sr/ r_biblio.html). 

[4] La banca dati medica PubMed fornisce 5832 risposte all’interrogazione con i termini “spontaneous remission cancer” (www. ncbi.nlm.nih.gov/sites/entrez). Si veda anche: Magnani. M. (2005), Spiegare i miracoli. Interpretazione critica di prodigi e guarigioni miracolose, Bari: Dedalo. 

[5] Corriere della Sera, supplemento Corriere salute, 24 luglio 1995.
[6] Hirshberg C., Barasch, M.I. (1995). Gua- rigioni straordinarie, Milano: Mondadori. 
Luigi Garlaschelli, chimico all’Università di Pavia, è Responsabile delle Sperimentazioni del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranorale). 

MOBY -PORCELAIN

Pubblicato: 8 gennaio 2017 in IL MIO TEMPO, MI PRESENTO

Nei miei sogni muoio ogni volta
Quando sveglio la sua mente caleidoscopica
Non intendevo ferirti
Non ho mai voluto mentire
Così, ecco l’addio
Questo è l’addio

Dì la verità, non mi hai mai voluto
Dimmi

Nei miei sogni sono sempre geloso
Quando mi sveglio esco fuori di testa
Esco fuori di testa

 

RAGIONE E TORTO

Pubblicato: 7 gennaio 2017 in MI PRESENTO, NO GRAZIE, NUMERI

Da dove viene l’idea di una “ragione” e di un “torto” assoluti? 

Credo che la loro origine affondi nei primi anni di vita, quando i bambini che conoscono poche cose sono istruiti da adulti che ne sanno più di loro. 

I bambini imparano l’ortografia e l’aritmetica, per esempio, e qui incontriamo qualcosa di apparentemente assoluto. 

Come si scrive “zucchero”? Risposta: z-u-c-c-h-e-r-o. Giusto. 

Qualunque altra risposta è sbagliata. 

Quanto fa 2+2? La risposta giusta è 4. 

Qualunque altra risposta è sbagliata. 

Ma c’è anche un altro motivo per sostenere questo modo di pensare.

Avere risposte esatte e avere un “giusto” e “sbagliato” assoluti minimizza la necessità di pensare, e questo fa piacere agli studenti come agli insegnanti.

Per questa ragione maestri e allievi preferiscono a un esame articolato dei test con risposte brevi, magari da scegliere in uno schema a scelta multipla o del tipo vero o falso. 

A mio parere, test del genere non sono adatti a misurare la comprensione dell’argomento da parte dello studente. 

Danno soltanto il gradi di efficienza della sua capacità di memorizzare. 

Allora ripetiamo: come si scrive “zucchero”? Se rispondo “p-q-z-z-f”, oppure “s-u-c-c-h-e- r-o” sono entrambe sbagliate, ma la prima è più sbagliata della seconda.

Oppure supponete di scrivere “zucchero”: s-a-c-c-a-r-o-s-i-o o C12H22O11. Strettamente parlando, avete sbagliato entrambe le volte, ma avete dimostrato una conoscenza dell’argomento al di là della semplice scrittura. 

Supponiamo allora che la domanda fosse: in quanti modi diversi sapete scrivere “zucchero”? Date una giustificazione per ciascuno dei modi. 

Naturalmente lo studente sarebbe costretto a pensarci e, alla fine, a mostrare quanto poco o molto sa in proposito. 

L’insegnante, a sua volta, dovrebbe riflettere parecchio per valutare le conoscenze dell’allievo. 

Entrambi si sentirebbero molestati

Ancora, quanto fa 2+2? 

Se Giovanni dice 2+2=rosso, e Mario risponde: 2+2=17. Entrambi hanno torto, ma non è insensato giudicare l’errore di Giovanni più grave. 

Supponiamo che Giovanni dica 2+2=un numero intero. Avrebbe ragione.

Oppure: 2+2=un numero intero pari. Avrebbe ancora più ragione. 

Oppure: 2+2=3,9999. La risposta sarebbe quasi giusta.

Se l’insegnante si aspetta di sentire 4 e non distingue tra i diversi livelli d’errore, non è forse un limite non necessario imposto alla conoscenza? 

Facciamo ora un altra domanda: quanto fa 9+5? E Voi rispondete: 2. 

Cessato il silenzio suscitato dalla risposta, sareste ridicolizzati e messi di fronte al fatto che 9+5=14. 

Se poi vi si dice che sono passate 9 ore da mezzogiorno, e quindi sono le 9 di sera, e vi si chiede che ore saranno tra 5 ore, voi risponderete 14, forti della conoscenza certa che 9+5=14. 

Ovviamente sareste di nuovo ridicolizzati e bacchettati che la risposta è: le 2 di notte. Dopo tutto, pare che in questo caso 9+5 sia uguale a 2. Ancora, immaginate che Riccardo dica: 2+2=11 e, prima di essere spedito a casa con una nota sul diario e una sicura bocciatura, si affretti ad aggiungere: “in base 3, naturalmente”. 

Avrebbe ragione!! 

Agli albori della civiltà, l’opinione generale era che la Terra fosse piatta. 

Non perché la gente fosse stupida o disposta a credere a delle sciocchezze. Pensavano che fosse piatta in base a una sana evidenza. 

Non era solo una questione di “è così che appare”, perché la Terra non sembra piatta: la sua superficie è piena di montagne, vallate, gole, scogliere e via dicendo. 

Certo, esistono le pianure dove, per un’area limitata, la Terra sembra abbastanza piatta. Una di queste pianure si trova nella zona del Tigri e dell’Eufrate, dove si sviluppò la prima civiltà della storia (in possesso della scrittura), quella dei Sumeri. Forse fu l’aspetto della pianura a convincere gli acuti Sumeri ad accettare la generalizzazione che tutta la Terra fosse piatta: Deve aver contribuito a formare questo concetto il fatto che le acque di stagni e laghi sembrano molto piatte nei giorni di calma. 

Un altro modo di considerare la questione è chiedersi quale sia la “curvatura” della superficie terrestre, di quanto cioè devia (in media) da un piano perfetto se misurata su una distanza considerevole. Secondo la teoria della Terra piatta non c’è alcuna deviazione, per cui la curvatura risulta 0 per chilometro. 

Oggi c’insegnano che la teoria della Terra piatta è sbagliata: tutta sbagliata, terribilmente sbagliata, assolutamente sbagliata. Ma non è così. La curvatura terrestre è quasi 0 per chilometro, dunque, per quanto effettivamente sbagliata, la teoria della Terra piatta è casualmente quasi corretta. 

Per questo è durata a lungo. 

Eppure c’erano dei motivi validissimi per affermare che la terra non era piatta fin dai tempi di Aristotele.

Primo, certe stelle scomparivano al di là dell’emisfero meridionale se si viaggiava verso nord e al di là dell’emisfero settentrionale se si viaggiava verso sud. 

Secondo, l’ombra proiettata dalla Terra sulla Luna durante un’eclisse lunare era sempre un arco di cerchio. 

Terzo, sulla Terra stessa le navi scomparivano oltre l’orizzonte, in qualsiasi direzione stessero viaggiando. 

.Circa un secolo dopo Aristotele, il filosofo greco Eratostene notò che il Sole gettava ombre di lunghezza differente a differenti latitudini (tutte le ombre avrebbero la stessa lunghezza se la superficie terrestre fosse piatta). 

Dalla differenza di lunghezza delle ombre calcolò la dimensione della sfera terrestre, ottenendo il valore di 40.000 chilometri per la circonferenza. 

La curvatura di una tale sfera è circa 0,000126 per chilometro, (12,6 centimetri per chilometro) un valore molto vicino allo 0 per chilometro e non facilmente misurabile con le tecniche a disposizione degli antichi. 

La minuscola differenza tra 0 e 0,000126 dà ragione del lungo tempo trascorso tra la Terra piatta e la Terra sferica. 

Badate, anche una differenza minima, come quella tra 0 e 0,000126 può essere importante. 

È una differenza che conta. 

Non si può fare una mappa accurata di un’area vasta della Terra senza tener conto di tale differenza e senza considerare la Terra sferica anziché piatta. 

Così come non si può intraprendere un lungo viaggio in mare senza disporre di un modo ragionevole per determinare la propria posizione. 

Inoltre la Terra piatta presuppone la possibilità di una Terra infinita oppure l’esistenza di un “termine” della superficie. 

Invece la Terra sferica postula una Terra senza termine e tuttavia finita, ed è questo secondo postulato ad essere in accordo con tutte le scoperte successive. 

Dunque, pur essendo la teoria della Terra piatta solo leggermente sbagliata, e di ciò va riconosciuto il merito ai suoi inventori, tuttavia era sbagliata a sufficienza per essere scartata a favore della teoria della Terra sferica. 

E allora la Terra è una sfera? No, non è una sfera; non in stretto senso matematico.

La Terra ha un rigonfiamento all’equatore e si appiattisce ai poli: è quel che si dice uno “sferoide schiacciato”, più che una sfera. 

Perciò i vari diametri della Terra sono di diversa lunghezza. I diametri più lunghi sono quelli che passano per punti opposti dell’equatore: il “diametro equatoriale” è di 12.755 chilometri. Il diametro più corto va dal polo nord al polo sud: questo “diametro polare” è di 12.711 chilometri. 

La differenza tra il diametro maggiore e il diametro minore è di 44 chilometri e questo vuol dire che lo schiacciamento della Terra (il grado di scostamento dalla vera sfericità) è di 44/12.755, cioè 0,0034 che equivale a 1/3 dell’1%. 

Detto altrimenti, su una superficie piatta la curvatura è ovunque 0 per chilometro. Sulla superficie di una Terra sferica la curvatura è ovunque 0,000126 per chilometro (o 12,6 centimetri per chilometro). Sulla superficie di una Terra sferoide la curvatura varia da 12,557 centimetri per chilometro a 12,642 centimetri per chilometro. 

La correzione passando dalla sfera allo sferoide schiacciato è molto minore di quella tra il piano e la sfera. 

Di conseguenza, se il concetto di Terra sferica è sbagliato, strettamente parlando, non è tanto sbagliato quanto il concetto di Terra piatta. 

Sempre strettamente parlando, anche la nozione della Terra come sferoide schiacciato è sbagliata. 

Nel 1958, quando il satellite Vanguard I fu messo in orbita intorno alla Terra, fu possibile misurare l’attrazione gravitazionale locale della Terra, e quindi la sua forma, con una precisione senza precedenti. 

Risultò che il rigonfiamento equatoriale a sud dell’equatore era leggermente più pronunciato di quello a nord dell’equatore e che il livello del mare al polo sud era leggermente più vicino al centro della Terra di quello al polo nord. 

Non sembrava esserci altro modo di descrivere questa deformazione se non dicendo che la Terra è a forma di pera: subito molta gente decise che il pianeta non aveva niente di sferico, ma assomigliava piuttosto a una pera penzolante nello spazio. 

In realtà la deviazione a pera rispetto allo sferoide schiacciato è una questione di metri più che di chilometri e l’aggiustamento della curvatura è dell’ordine dei milionesimi di centimetro per chilometro. 

Vedete, il problema di fondo è che la gente pensa che “giusto” e “sbagliato” siano termini assoluti, che ogni cosa che è perfettamente e completamente giusta sia totalmente e ugualmente sbagliata. Io non la penso così.

(Ispirato dal libro di Isaac Asimov, The Relativity of Wrong, in “The Skeptical Inquirer”).

Forse è iniziato con un compleanno

Pubblicato: 5 gennaio 2017 in Uncategorized

torno_subito_forse

Fino ad una certa età, almeno per me, le giornate erano scandite da ritmi ben precisi.

C’era la scuola, il pranzo, i compiti, lo sport e…gli amici…..al sabato si usciva e alla domenica si dormiva fino a tardi.

La scuola si divideva in: ponte dei morti, l’immacolata, natale, pasqua, e vacanze estive…il tempo insomma aveva regole chiare, decifrabili.

È quando si diventa adulti che le cose si complicano…..il tempo accelera, si dilata senza che ne possiamo fare nulla.

Ma da ragazzino non lo sapevo e il giorno più importante dell’anno era per me il giorno del compleanno…..Ci tenevo moltissimo come un gatto ci tiene alla sua coda.

Solo che il mio compleanno cadeva in pieno agosto e quasi tutti gli amici e parenti erano in vacanza.

Mi capitava quindi sempre di festeggiare o con i miei e basta o con mio fratello gemello uniche persone che non potevano “dimenticarsi”.

Ma un anno organizzai una festa di compleanno in comune con il Buratti Andrea. Lui era un compagno di classe delle medie…..andava bene a scuola senza essere un secchione e giocava bene a calcio…..insomma ero contento di festeggiare il compleanno con lui anche perché faceva gli anni a giugno, proprio alla fine della scuola quindi, oltre che lui ci sarebbero stati tutti i miei amici.

Le mamme erano d’accordo e avremmo organizzato tutto a casa di Andrea che aveva a disposizione anche un bel giardino.

Io ero entusiasta….per me era la prima volta con tutti i compagni….per lui invece no…era una delle tante feste.

Un pomeriggio lo invito a casa mia per  fare dei preparativi e mi becca mentre sto facendo un rotolo di carta da attaccare in corridoio per invitare tutti.

Lui pero mi dice….aspetta…aspetta un momento…non possiamo invitare tutti…. Insomma secondo lui non possiamo invitare il Fulvio e la Laura……

Un Fulvio e una Laura ci sono in tutte le classi. Sono quelli che non vengono mai coinvolti e se va bene si scelgono per ultimi quando manca il portiere o se si ha bisogno di uno “non troppo furbo” a cui puntare il dito se le cose andranno male.

Ma quello che mi disturbava in quel momento è che Andrea non mi dice che “non li vuole”…non ha il coraggio….mi dice che non può….che non ci stanno tutti a casa sua ….che ce spazio per 16….non per 18…..

Allora….ti chiamerai anche Buratti Andrea e tuo padre è un medico pero quella risposta li non mi piace.

Non mi piace per Fulvio e per Laura ma soprattutto non mi piace che risolva la faccenda inventandosi una bugia così clamorosa e che io me la beva senza pensarci e poi….ho già fatto lo striscione da appendere in classe e me lo vedo sulla parete dei giubbotti in bella vista.

Vorrei digli….ok…se a casa tua non ci stiamo lo facciamo a casa mia….invece no…me ne sto zitto e mi sale il nervoso….invento una scusa….stupida come la sua….”scusa Andrea,…. ma adesso devo accompagnare mia mamma in un posto e quindi,….mi spiace Andrea ma te ne devi andare”

Andrea non è stupido e mi risponde…”be se non mi vuoi a casa tua basta dirlo…”

Dentro di me mi trattengo….penso “senti chi parla!!”

Quel momento ha segnato un punto un punto della mia infanzia.

Il giorno dopo sono andato in forte anticipo a scuola e ho appeso lo striscione…..l’ho fatto di istinto come per istinto volevo dare un pugno sul naso a Andrea.

Quando Andrea ha visto il cartellone ho parlato di altro prima che lui facesse domande…..sono venuti tutti….non abbiamo avuto problemi di spazio.

È stato però il primo e l’ultimo compleanno fatto con gli amici…….nelle liste future oltre a Fulvio e la Laura non ci sarebbe  stato nemmeno il mio nome.

Forse quello è stato uno dei momenti cui ho cominciato a nuotare contro corrente.

Non sarà più come prima

Pubblicato: 2 gennaio 2017 in IL MIO TEMPO

silenzio

Ci sono molte variabili sul perché ci piace ascoltare una storia….o leggerla….sentirla di “straforo” al limite del pettegolezzo.

Ho imparato ormai da tempo che per ascoltare qualcosa …per ascoltare una storia di una persona o quelle che ci raccontano le persone ….cronache di vita di amici degli amici bisogna lasciare a casa ogni giudizio e ogni ipocrisia perché queste due cose sono già nella storia e la condiscono al limite del disgusto.

Non chiamatela saggezza….nulla di tutto questo…..

Che si parli di politica, di cronaca, di fatti di paese, di tradimenti o amanti…..c’è sempre nel chi lo racconta quel senso di goduria e di giudizio detto da chi “a me non può succedere” …io…io noooo..non sia mai e preparano la croce per chi sbaglia ma pronti a salire sul carro del vincitore qualunque e comunque sia.

Ecco perché mi piace sentire le storie…..non solo perché alcune mi fanno sorridere….o in altre riconosco una parte di me in un dettaglio.

Alcune mi creano un brivido per quello che riescono a darmi….altre magari, mondi lontani, irraggiungibili per me per lo spazio e il tempo che richiamano.

Ma alcune sembrano conoscerci molto bene come se fossimo noi i protagonisti….storie vicine che potrebbero succedere anche a noi….anche se ci riteniamo immuni dal tocco casuale del destino

Storie che capitano all’improvviso dove nulla sarà più come prima….

Momenti che volenti o no la cambiano….ma nessuno si accorge del dramma che è vissuto internamente ..che non può essere detto…..che non basta un prete per sentirsi a posto….o un amico….

Dove ti senti “il solo”…..dove ti senti solo….fino a quando per caso….senti una storia simile….magari con battute facili di chi la racconta con superficialità e facile ironia del “lo sapevo” ecc ecc… e allora capisci che da qualche parte qualcuno vive come te….sospeso nel tempo.

Non credo al caso…..a volte lui ci avvisa ,a con segni che non vengono ascoltati, visti, annusati….e viviamo nelle solite giornate con i nostri riti …colazione….il vestito…il lavoro moglie e figli, fino a quando arriva quel momento con un incontro o una perdita…e nulla sarà più come prima

Ce ne accorgiamo solo tornando indietro con il pensiero nel tempo….ma da soli….anche se non siamo i soli.